Cesare De Michelis, Gian Arturo Ferrari, Alberto Gaffi, Giovanni Nucci e Marco Cassini insieme a Più libri più liberi

11 dicembre 2016

Roma, 11 dicembre 2016. “È meglio vendere i libri che si fanno che fare i libri che si vendono”. È quasi una dedica, o forse un monito, a tutti gli editori questa con cui Cesare De Michelis oggi ha presentato a Più libri più liberi il proprio libro Editori vicini e lontani (Gaffi), un’occasione anche per parlare di editoria indipendente insieme Gian Arturo Ferrari, Alberto Gaffi, Giovanni Nucci e Marco Cassini accompagnati da Antonio Monaco.

Editore, che racconta la storia di editori vicini e lontani nel tempo, De Michelis definisce il libro “una raccolta di metaricordi”. “Non è vero che l’editoria è un fenomeno stabile, sempre uguale fin dalla sua nascita con l’invenzione della stampa – afferma Gian Arturo Ferrari -. Nell’800 con l’imporsi dell’industria editoriale c’è stato un importante momento di svolta”. E guardando al domani Ferrari continua: “credo che in futuro l’editoria vera e propria perderà il carattere industriale tornando a essere più vicina alla missione originale, quella di dare forma ai libri. Oggi alle figure editoriali che danno forma si contrappone il prevalere della teoria della rete che predica l’inutilità degli editori. Secondo questi ideologi il futuro è nel contatto diretto fra autore e lettore. Io però non credo che la figura dell’editore sia destinata a sparire. Tutti i contenuti dipendono dai libri, dal cinema alle serie TV: io vedo ancora un domani roseo per l’editoria”.

Marco Cassini, invece, riflette sul lavoro dell’editore: “Questo mestiere è di fatto selezionare, scegliere fra tutti i libri possibili quali valgano la pena di essere pubblicati. Guardando ai grandi editori di ieri e di oggi, se ci chiediamo cosa li abbia resi importanti la risposta sta nelle scelte che hanno fatto. La forza del catalogo di un editore sta in realtà nei libri che ha scelto di non pubblicare”. Così è anche per Cesare De Michelis: “La vera soddisfazione sta nel vendere un libro che hai scelto, non in uno che ha solamente successo commerciale. Valentino Bompiani un giorno mi disse che l’editore ci mette l’amore. In realtà per fare i libri ci mette i soldi, ma non è una definizione che dall’altra troppo si allontana”.

È un aneddoto di De Michelis, infine, a chiudere l’appuntamento: “Ho rilevato una casa editrice che in catalogo conteneva un libro sullo strutturalismo che rivoluzionato il pensiero della critica letteraria italiana. La prima edizione era stata stampata dieci anni prima e in magazzino ce n’erano ancora più di 500 copie. Insomma, la cultura italiana era stata sconvolta da un’opera che aveva venduto appena duecento copie. Questo per dire che il successo dell’editore non dipende dalle quantità del venduto”.

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